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INVALIDITA' E RESIDENZA








Fino a quando allattare al seno? Al seno il bebè trova l'alimento ideale per la crescita e un'importante fonte di affetto e rassicurazione.

Ma una volta superati i sei mesi di vita, quando il bimbo inizia ad apprezzare nuovi cibi e sapori, fino a quando ha senso continuare ad allattare? Dopo l'anno di età il latte materno conserva il suo valore nutritivo? Quando è il momento giusto per interrompere questa speciale forma di relazione tra mamma e figlio?

Una scelta personale

Quando si parla di allattamento al seno non ci sono "scadenze" o tempi predefiniti, uguali per tutti. Le poppate possono proseguire più o meno a lungo, secondo i desideri della coppia mamma-bebé. "L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di nutrire esclusivamente al seno fino al sesto mese di vita del bambino". Il latte materno dovrebbe poi restare l'alimento prevalente, a cui si accostano gradualmente altri cibi, fino all'anno; ed è consigliabile proseguire l'allattamento per tutto il secondo anno di vita. Dopo il secondo anno, afferma sempre l'OMS, la scelta di continuare e per quanto tempo, è a discrezione di mamma e bambino".

Latte senza sostanza?

"Ormai è acqua!" e "Dopo l'anno, il tuo latte non ha più sostanza". Queste sono solo alcune delle osservazioni che facilmente si sentirà rivolgere la mamma che allatta un bimbo che ha superato i primi mesi. Ma si tratta di obiezioni che non hanno alcuna base scientifica, luoghi comuni smentiti da studi e ricerche. Non solo il latte materno conserva tutto il suo valore nutritivo e immunitario, ma alcune sue caratteristiche si 'potenziano' dopo il primo ed il secondo anno di vita del bambino! Recenti studi hanno infatti evidenziato che, superato il primo compleanno, il latte materno diventa più calorico ed energetico poiché aumentano in grassi in esso contenuti. Con la crescita del bebè si potenziano anche le proprietà antibatteriche che rendono il latte un valido alleato del sistema immunitario del bambino.

Più latte, più salute!

C'è un collegamento tra durata dell'allattamento e benefici per la salute. Più a lungo il bimbo è allattato e più si riduce il rischio di fare i conti con problemi di sovrappeso e obesità nell'infanzia. E per la mamma, nutrendo al seno si abbassa la percentuale di rischio di sviluppare un cancro al seno, alla cervice uterina, alle ovaie. Anche questi benefici sono proporzionali alla durata dell'allattamento stesso: maggiore è la durata, maggiore è l'effetto protettivo.

E a livello psicologico?

Una delle obiezioni più ricorrenti quando si allatta un bimbo che ha superato i primi mesi è quella che l'allattamento possa interferire con il suo cammino verso l'indipendenza. Molte mamme si sentono dire che stanno crescendo dei figli "mammoni". Eppure non esiste nessuno studio che dimostri questi luoghi comuni. E fino alla metà del secolo scorso essere allattati per due o tre anni era la norma e tuttora lo è in molte culture, senza 'conseguenze' negative in termini di autonomia dei bambini. Anzi, pare sia vero proprio il contrario: i bimbi che hanno avuto a disposizione il seno materno per il tempo desiderato, generalmente, sviluppano un attaccamento sicuro e mostrano buone capacità di gestire situazioni nuove.

È troppo dipendente dalla mamma?

Nella nostra società c'è tanta fretta di rendere autonomi i bambini, ma in realtà è normale che un piccino di due anni – che sia allattato o meno - sia dipendente dalla sua mamma. Ha tutta l'infanzia per diventare pian piano sempre più indipendente e nell'adolescenza conquistare l'autonomia emotiva dai genitori. Inoltre, forse è il caso di chiarire cosa si intende quando si parla di autonomia: perché ci stupiamo se un bimbo di tre anni è ancora allattato, ma non obiettiamo se, alla stessa età, usa il ciuccio o viene trasportato nel passeggino anziché camminare dando la mano al genitore, o fa colazione con il biberon invece che con la tazza?.

Non si svezzerà mai?

Oggi si pensa che debba necessariamente essere la madre a interrompere l'allattamento, come se l'abbandono delle poppate non facesse parte del normale percorso di crescita. Quanto avviene in altre culture (e avveniva anche in Italia fino ad alcuni decenni fa) ci ricorda però che tutti i bambini si svezzano da soli, chi prima chi poi, ma comunque in età prescolare. I bambini che hanno la possibilità di abbandonare il seno in modo graduale e senza forzature, nella maggior parte dei casi cominciano a diradare da soli le poppate, non cercando più il seno per intervalli di giorni sempre più lunghi, finché a un certo punto la mamma si rende conto che questa forma di relazione ha lasciato il posto ad altre modalità e che l'allattamento si è concluso spontaneamente.

Un aiuto da mamma a mamma

Abbiamo detto che, se allattare fa piacere sia alla donna che al bambino non ci sono motivi per smettere e la madre ha diritto a ricevere sostegno ed essere compresa ed apprezzata nella sua scelta. Se questo sostegno non arriva o, al contrario, la mamma è oggetto di commenti indesiderati o addirittura critiche, per risolvere dubbi e perplessità può essere di grande aiuto condividere le proprie emozioni con altre donne che stanno vivendo la stessa situazione o ci sono già passate. Il suggerimento è quindi quello di partecipare agli incontri organizzati da Consultori, gruppi di auto-aiuto e associazioni che promuovono l'allattamento.