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Hiv. Ecco perché la circoncisione riduce il rischio di contagio

Alla base della capacità di protezione di questa pratica chirurgica vi sarebbe un cambiamento nel microbioma dell’area del pene. Il numero di batteri anaerobi diminuirebbe sostanzialmente e proprio questo potrebbe essere alla base della minore probabilità di contrarre il virus.

Il 63% in meno di possibilità di contrarre il virus dell’Hiv: non è il risultato di qualche farmaco o di un nuovo vaccino, ma la conseguenza della circoncisione, misurata in diversi studi. Il perché di questo effetto protettivo non si conosceva, almeno fino ad oggi: la pratica della circoncisione - infatti - cambierebbe il microbioma del pene, facendo crollare in maniera significativa la quantità di batteri anaerobi e innalzando invece il numero di quelli aerobi, abbassando così le probabilità di contagio.

Tra le altre malattie infettive di cui la circoncisione sembra in parte prevenire il contagio, oltre all’Hiv, c’è anche il Papilloma virus e l’herpes genitale. Per capire perché questo succedesse, i ricercatori americani hanno analizzato i tamponi genitali di 79 individui circoncisi e 77 non circoncisi coinvolti in uno studio sperimentale effettuato in Uganda. Utilizzando la tecnica qPCR (reazione a catena della polimerasi di tipo quantitativo) e un sequenziamento massivo del Dna - due tecniche quantitative piuttosto precise – il team ha così misurato quali e quanti batteri erano presenti nel solco coronale del pene dopo la rimozione del prepuzio, il lembo di pelle che copre il glande. Paragonandoli poi a quelli nel gruppo di controllo. Così hanno scoperto che i primi presentavano una biodiversità molto minore nel microbioma di quell’area, e in particolare alcune delle specie di cui si riscontrava minor presenza erano note per causare infiammazioni.
Il ruolo che il microbioma del pene può giocare nell’infezione da Hiv è ancora sconosciuto, ma secondo gli scienziati una delle spiegazioni di questa capacità protettiva della circoncisione potrebbe essere che negli uomini non circoncisi l’elevata carica batterica presente potrebbe attivare alcune cellule specifiche, chiamate cellule Langerhans: queste, il cui normale ruolo è quello di liberarsi dei virus, potrebbero in qualche modo essere ingannate dall’Hiv in modo da legarsi ad esso e trasmetterlo ai linfociti T, iniziando direttamente l’infezione. Secondo questa teoria, dunque, negli uomini circoncisi che presentano minor numero di batteri non si innescherebbe questo meccanismo e il virus avrebbe più difficoltà a entrare nell’organismo.

Chiaramente per capire qualcosa in più sono necessari ulteriori studi, ma gli scienziati sono comunque molto soddisfatti del lavoro. Le scoperte appena fatte, che svelano alcuni meccanismi biologici alla base di infezioni pericolose come quella dell’Hiv, potrebbero anche portare a trovare un metodo diverso dalla circoncisione per ottenere lo stesso impatto biologico. In altre parole, se si riuscisse a trovare un gruppo di batteri anaerobi che aumentano il rischio di contagio, possiamo anche trovare un modo per ridurre esclusivamente quello specifico gruppo di patogeni e dunque in parte prevenire la diffusione della malattia.